Offerte estate 2007

25 Luglio 2007 Nessun commento

IL CALDO NON TI DA’ ALLA TESTA?

Correte anche Voi da Librincontro in via S. Vitale, 4 nel cuore di
Bologna.
Librincontro e’ la grande libreria che non Vi lascia mai soli, nemmeno
ad agosto.
Anzi, fino al 1° settembre ci saranno i SALDI ESTIVI !!!

Effettueremo due tipi di sconto:

- sconto del 15 % sugli acquisti superiori ai 30 Euro.

- sconto del 20 % se gli acquisti superano i 50 Euro.

Tale offerta non e’ cumulabile con altre promozioni.

Non aspettate: preparatevi la lista di libri per l’estate e venite a
fare incetta !!!

Saremo aperti tutti i giorni lavorativi dalle 8.30 alle 20.00

LIBRINCONTRO, per un’estate scontata… ma non banale!!!

Giovedì 21 giugno alle ore 18,30

16 Giugno 2007 Nessun commento


Presentazione del libro
LA PRATICA LETTERARIA

di Maria Teresa Cassini e Alessandro Castellari

ed. Apogeo
collana pratiche filosofiche dir. Umberto Galimberti

Ne discutono con gli autori

Alessandra Calanchi (università di Urbino)

Maurizio Ascari (università di Bologna)

Mercoledì 20 giugno alle ore 18,00

8 Giugno 2007 Nessun commento


Presentazione del libro di

Lirio Abbate e Peter Gomez

I complici
Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento

Editore Fazi

Contenuto:
La biografia dell’ultimo capo dei capi letta attraverso le sue alleanze politiche ed economiche, che attraverso documenti e testimonianze cerca di ricostruire la ragnatela di rapporti che ha permesso a Provenzano di restare libero per quarantatrè anni.

Ne parla con gli autori
Daniela Gaudenzi

Mercoledì 13 giugno 2007 alle ore 18,00 – Marco Travaglio

2 Giugno 2007 1 commento


Presentazione del libro

ULIWOOD PARTY
Figure e figurine, figuri e figuracce del primo anno di centro-sinistra(-destra)

di Marco Travaglio

ed. garzanti

In sintesi
11 aprile 2006: Romano Prodi vince le elezioni politiche. Marco Travaglio chiude la rubrica con cui ha fustigato il governo Berlusconi, l’appuntamento quotidiano che l’ha reso famoso, Bananas, e apre una nuova rubrica: da allora Uliwood Party fa pelo e contropelo al governo di centrosinistra. In questi anni Marco Travaglio è diventato in Italia sinonimo di giornalismo indipendente e documentato. Ma i suoi lettori sanno il confronto tra le malefatte presenti e quelle passate (ovvero i suoi poderosi archivi), tra le nostre assurdità quotidiane e le roboanti dichiarazioni dei nostri potenti, fa spesso scoppiare la risata. I suoi libri hanno ormai venduto milioni di copie, e scaduto l’editto bulgaro di Berlusconi ha potuto finalmente tornare sul piccolo schermo. Puntuto, feroce, irresistibile, “Uliwood Party” fa la radiografia del primo anno del governo Prodi. Ci racconta l’Italia in cui viviamo, con tutte le sue storture e le sue contraddizioni.

Descrizione
?Almeno un miracolo il Cavaliere l?ha fatto: riunire i nostalgici di Montanelli e di Berlinguer, molti no global e i difensori della costituzione al seguito di Scalfaro?. Marco Travaglio dedica questo suo nuovo, provocante libro al centro-sinistra italiano, a tutti quelli che, finché ?di là? c?è Berlusconi, voteranno a sinistra. Perché, scrive Travaglio, c?è un grosso ?ma? che grava su Prodi e sui suoi ministri: sulla giustizia, sulla questione morale e sulla libertà d?informazione, l?Ulivo saprà fare meglio, o meno peggio, del governo che l?ha preceduto?
Per rispondere a questa domanda il giornalista più corrosivo d?Italia ripercorre un anno di politica italiana. Dalla campagna elettorale e dalla vittoria di Prodi dell?aprile 2006 a oggi, passando per il giallo mai risolto dei brogli elettorali e gli scandali di Calciopoli, la legge sull?indulto e gli impegni traditi dal centrosinistra al governo, i ?furbetti del quartierino? e Vallettopoli, il caso Telecom e lo scandalo Unipol, fino alle ultime battaglie sulle poltrone per il Cda della Rai e alla crociata contro i diritti dei conviventi (i famosi Dico). Ne esce un volume prezioso, disincantato, che raccoglie tutti gli articoli pubblicati da Travaglio nella rubrica Uliwood Party aperta non a caso subito dopo l?arrivo di Romano Prodi a Palazzo Chigi e che rappresenta, purtroppo, la continuazione di Bananas, appuntamento quotidiano per i suoi lettori nell?era berlusconiana. Travaglio sostiene principi che dovrebbero essere assodati: non dobbiamo dire una cosa e fare l?opposto, bisogna rispettare la legge e le sentenze, chi commette reati dev?essere condannato e scontare la pena, la libertà d?opinione dev?essere salvaguardata e l?informazione dev?essere libera. Dovrebbero essere principi ugualmente condivisi dalla destra e dalla sinistra, ma in questa Italia è fin troppo. Tra veri e finti scandali, seguiamo il giornalista torinese, libero, documentato e scomodo come sempre, che dal suo ricco archivio ci aggiorna sulle nuove ?figuracce? e sui ?figuri? della nuova legislatura.
Una penna affilata, che fa di Travaglio un testimone eccezionale e uno scrittore irresistibile. E questo Uliwood Party, diario di un?Italia che brucia spensieratamente le speranze di centro, sinistra (e destra), ne è un?altra, convincente conferma.

ne parlano
Marco Travaglio e
Daniela Gaudenzi (www.democrazialegalita.it)

Giovedì 31 maggio 2007 alle ore 18,00

30 Maggio 2007 Nessun commento


Presentazione del libro di

GREGORIO SCALISE

LA CONTRADDIZIONE INIZIALE
Nuova Editrice Magenta

Insieme all’autorre interverra’ il giornalista

PIER DAMIANO ORI

Il libro di Gregorio Scalise costituisce un prezioso strumento per la valutazione e l?interpretazione critica, della storia degli ultimi trent?anni di poesia in Italia. Con una intelligenza scettica, ma molto vivace, Scalise penetra e parcellizza i movimenti, le manifestazioni, gli eventi, i libri, le proposte di una generazione, la sua, spesso caratterizzata da eccessi di protagonismo neo-avanguardista, ma animata da un segno di rinnovamento distintivo, della parola poetica. Scalise, poeta lui stesso, traccia e testimonia con la ?sua? Contraddizione iniziale, un progetto che forse aveva altri intenti, almeno all?inizio, interpretando e scrivendo dei poeti della sua epoca. Ne è scaturito invece uno straordinario ?testo-collage?, per niente fuorviante, semmai chiarificatore e ironico, che riflette ciò che poeticamente è stato detto e scritto in tutti qauesti anni riguardo la poesia di due generazioni. Una versatile quanto illuminante testimonianza, (e splendida metafora), dei tanti ?paeselli? della poesia italiana contemporanea e universale.

Gregorio Scalise poeta e scrittore, è nato a Catanzaro 1939. Esponente della cosiddetta ?generazione poetica del Sessantotto?, ha pubbllicato numerosi libri di poesia tra cui Poemetti (Guanda 1977), Le resistenze dell?aria ( Mondadori 1982), Gli artisti (Catania 1986) Danny Rose (Treviso 1989) La perfezione delle formule ( Stampa 1999). Tra i libri di teatro e di saggi, Bruciapensieri (Bologna 1984),Ma cosa c?è da ridere (Bologna1992), Talk show system (Bologna 1995), Pensieri sulla guerra (a cura del gruppo consiliare Verde dellaRegione Emilia-Romagna 2001), La contraddizione iniziale (Nuova EditriceMagenta 2006). Vive a Bologna dove insegna all?Accademia di Belle Arti.

Martedì 29 maggio 2007 alle ore 18,00

24 Maggio 2007 Nessun commento


Presentazione del libro

LA SINISTRA IN GUERRA
di Gaspare e Roberto De Caro
Edizioni Colibrì

Interviene assieme agli autori
Valerio Evangelisti (scrittore)

… a partire dalla prima guerra del Golfo, la Sinistra si è accreditata nell’Altrove che conta rigurgitando senza riserve la turpe identità dell’interventismo umanitario ed è arrivata a scippare alla Destra la gestione in proprio dei conflitti, innestando sul DNA di un feroce decisionismo di scuola sarmatica non meno feroci tartufismi nostrani…
dalla quarta di copertina

Si potrebbe, semplificando, interpretare la storia italiana ? ma non solo italiana ? degli ultimi decenni come il progetto tenacemente perseguito di chiudere definitivamente i conti e così liquidare la tensione rivoluzionaria alla radicale trasformazione dell?esistente che ha attraversato il ?900 fino agli anni ?70. Prova di questa cancellazione è, tra le altre, la centralità assunta dal tema dell?ordine inteso nelle sue molteplici declinazioni: ordine politico, sociale, economico, culturale. Dio, patria, famiglia tornano, pertanto, a far valere le proprie pretese mentre, da più parti, si afferma la necessità di autorità forti o si auspica la ricostituzione di gerarchie sociali nitide, perentorie e, soprattutto, indiscutibili.

Di questa storia e, in particolare, del ruolo svolto dalla Sinistra nella predisposizione degli «equilibri sociali disciplinatamente conformi» a quella liquidazione, raccontano i contributi di Gaspare De Caro e Roberto De Caro, raccolti nel volume La Sinistra in guerra, edito a Milano da Colibrì (per eventuali ordini: colibri2000@libero.it). Ruolo non secondario, se è vero che questa ha contribuito, ad esempio, in misura rilevante, alla rimozione del «tabù della guerra» e alla conseguente mortificazione di ogni «tentazione critica incompatibile» con il nuovo ordine ? dove l?emergenza, divenuta, ormai, norma, si è trasformata in strumento ordinario di governo ? inaugurato dall?«intervento democratico» e dai bombardamenti umanitari di D?Alema.
Raffinato rigore storiografico e passione etica e politica ? amara, dolente, persino, ma sempre trattenuta in una scrittura sobria, seppure ferocemente e giustamente sarcastica ? percorrono il volume. Gli autori ricordano a chi, ancora, si illuda sulla neutralità dell?apparato statale e, quindi, sull?esistenza e l?affidabilità di governi ?amici? alcune ?iniziative? dei governi di centrosinistra in piena sintonia con quel ritorno all?ordine cui si è fatto cenno. Tra le altre: la guerra ai migranti, segnata, tragicamente, dall?affondamento della nave albanese Katër i Radës; l?istituzione dei CPT prevista dalla legge Turco-Napolitano; la precarizzazione del lavoro, esito del pacchetto Treu; la riproposizione, ancorché nella sua versione «dolce», del patriottismo; l?incremento delle spese militari nell?ultima finanziaria; il rifinanziamento della missione afgana e l?intervento militare in Libano, spacciati come iniziative di pace secondo il paradosso per cui viene affidata la tutela della pace a chi professionalmente deve fare la guerra; la concessione dell?autonomia all?arma dei carabinieri; l?insistita riproposizione dell?identità nazionale attraverso, ad esempio, la trasformazione della Resistenza in un secondo Risorgimento ? nel suo compimento ? cancellando da essa «ogni accidentale idea insana di internazionalismo, nonché di lotta di classe e di cambiamento sociale».
Certamente, come gli autori ricordano, gli storici, già da tempo, si sono dedicati, con dedizione, alla costruzione di miti fondativi della nazione che rimuovessero dalla memoria condivisa l?«ignobile massacro» della Prima guerra mondiale o le atrocità nefande della politica coloniale italiana o, ancora, le stragi di Stato: dove mito fondativo è ogni «interpretazione similstorica che taccia quello che c?è da tacere, inventi quello che bisognerà ricordare, esibisca la necessità della tradizione e convalidi le credenziali del nuovo ceto politico».
Se, dunque, ridefinire e imporre l?ordine assumono rilevanza cruciale, allora, anche la radicalità della contestazione operaia e studentesca degli anni ?60 e ?70 deve essere rimossa o trasformandola in una questione di ordine pubblico ? l?emergenza del ?terrorismo? in nome della quale tutto è permesso e «chi dissente è un traditore» ? oppure facendone «un irrilevante fenomeno di costume, una vacanza del buon senso necessariamente a termine», pronta, in tal modo, ad essere recuperata dalla dilagante e oscena «cultura dell?Effimero».
Nel primo caso ? ovvero nella crescente e diffusa pervasività del penale ? hanno provveduto a farsene carico magistratura e forze di polizia: quegli apparati, cioè, che hanno garantito, più degli altri, la «continuità dello Stato». Scrivono, infatti, gli autori che nessuno meglio della magistratura «ha saputo resistere [?] al cambiare dei tempi, dei regimi e dei codici, sempre fedele a se stessa, alla missione di affidabile interprete della maestà della legge e delle necessità del principe, zelante e imperturbabile alla natura mutevole del legislatore e alla sua variabile mente giuridica pur disturbata che fosse (leggi razziali incluse)». Legislazione speciale e abiure, esito, insieme, di calcoli personali e di pratiche inquisitorie da Sant?Uffizio, sono stati, così, gli efficaci strumenti per espungere dalla realtà non solo il conflitto, ma la stessa possibilità della sua esistenza. Dispositivo vieppiù rinforzato dalla «messa al bando della storia», dal fatto, cioè, come scrive Debord, «di aver già condannato la storia recente a passare alla clandestinità». «L?occultamento della propria storia» ha, pertanto, consentito allo spettacolo di nascondere «il movimento stesso della sua recente conquista del mondo», potendo, in tal modo, apparire «già familiare come se fosse esistito da sempre».
Quando, poi, la contestazione assuma il sembiante di un irripetibile sbandamento giovanile da guardare con affetto e benevola indulgenza ma i cui effetti ?sovversivi?, invece, devono essere respinti e negati, allora essa diventa il ricordo da esibire nelle innumerevoli commemorazioni che, implacabilmente, funestano i nostri tempi. I sopravvissuti, allora, «saliti in tempo sulle zattere di salvataggio», hanno potuto, finalmente, sciamare nelle diverse istituzioni: giornali, partiti, sindacati, università. Queste, benevole, hanno raccolto i ravveduti che, con zelo, hanno ripagato i loro padroni «raccogliendo, se non i trenta denari d?uso nei casi di rilievo, almeno i premi di consolazione che non si negano ai comprimari, tanto più se si pensa di usarli ancora».
Servitori fedeli e feroci: come Cofferati, ad esempio, nostalgico dei tempi in cui gli operai amavano la loro fabbrica, capace di «soddisfare la preminente passione dei cittadini bolognesi per l?ordine», mettendo a loro disposizione il suo affidabile passato di sindacalista, quando ha dato prova di saper tenere a bada i lavoratori «pur contribuendo a ridurli tra i meno pagati d?Europa».
O, ancora, come Violante, apologeta dell?ordine pubblico, risolutamente ostile ad amnistie e indulti, la cui «passione per la reclusione altrui non conosce distrazioni», giacché, per lui, «il carcere è una panacea, il rimedio che proscrive i mali sociali e ne depenna le vittime». La sua intransigente volontà di punire lo ha spinto a proporre l?inasprimento delle pene previste dalla legge Bossi-Fini raddoppiandole per chi, con l?acido, cancelli le proprie impronte, perseguendo ? l?ex magistrato ? , con ostinazione fascista, le «irregolarità identitarie», i «sotterfugi mimetici», le «piccole astuzie elusive cui i miserabili in un paese e in uno stato ostili affidano le loro precarie speranze di sopravvivenza».
O, per finire, Parisi, ideologo della «via militare alla democrazia». Si leggano le sue considerazioni sulle conseguenze negative dell?abitudine ? colpevolmente tollerata dagli insegnanti ? degli studenti italiani a copiare. Scrive Parisi che ciò avrebbe favorito la «slealtà verso le istituzioni», l?«indisponibilità a riconoscersi al loro interno corresponsabili all?attivazione di valori comuni» e, infine, il «rifiuto della collaborazione con le autorità per la difesa della legalità». Allora, chi, secondo Parisi, meglio delle forze armate per ripristinare il senso dello stato e vigilare sull?inaffidabilità dell?istituzione scolastica? Da qui, coerentemente, l?osceno militarismo patriottico che riecheggia nei discorsi del ministro, pieni di richiami alla «fermezza», alla «disciplina», alla necessità di «dare la vita per la patria e il dovere».
Il libro ? e in questo risiede la sua fecondità ? traccia il compito della riflessione radicale, che consiste nell?urgenza e nella necessità di sottoporre a critica definitiva il «pensiero di Stato», come lo definiscono Bourdieu e Sayad, ovvero la sua inclinazione a «naturalizzare» lo Stato, che cessa di essere una formazione storica per divenire un «dato immediato, come se fosse un oggetto dato di per sé, per natura, cioè eterno, affrancato da ogni determinazione esterna, indipendente da ogni considerazione storica, indipendente dalla storia e dalla propria storia, da cui si preferisce separarlo per sempre».
Occorre, allora, come Gaspare De Caro e Roberto De Caro ricordano, tornare a indagare il nesso che stringe dominio statale e sfruttamento capitalistico e, in particolare, il rapporto tra guerra e democrazia, la «forma istituzionale globalmente adeguata agli orrori globali». La costruzione del nemico e la conseguente «erosione della prossimità» sono, allora, le vie dirette a «sradicare negli individui eventuali afflati umanitari» cosicché «raffigurare l?altro alla stregua di un animale, di una cosa, o almeno di un subumano» è la condizione del «suo massacro».
Nessuna illusione, allora, sull?esistenza di ?governi amici?, capaci di guidare virtuosamente lo Stato, di cui dimenticano la natura costituzionalmente violenta. La storia dei proletari del ?900 porta i tragici segni di questa visione, ovvero il rafforzamento del dominio e l?intensificazione, senza limiti, dell?oppressione. Di quella storia, del «tesoro nascosto della rivoluzione» e delle possibilità inespresse che custodisce occorre, allora, serbare memoria: almeno, e non è poco, rifiutando di collaborare alla atroce servitù dei nostri tempi.

articolo di Massimo Cappitti su Carmillaonline

Sabato 26 maggio 2007 alle ore 17,00

23 Maggio 2007 Nessun commento

In collaborazione con
Ass. Culturale “l’Arca della Parola”

In occasione della pubblicazione delle raccolte di poesie di Marco Lodi incontro con l’autore dal titolo
POESIA E SCRITTURA NEL TERZO MILLENNIO
la solitudine, l’amore, l’infinito

introduzione di
Mario Boetti presidente dell’Ass. “l’Arca della Parola”
Marco Lodi psicanalista e poeta

Giovedì 24 maggio alle ore 18,00

19 Maggio 2007 Nessun commento


Presentazione del romanzo di Michela Turra
?Gli inconcludenti?
ed. Giraldi

Con l’autrice ne parla
Daniele Barbieri (giornalista e scrittore)
Letture a cura di
Valentina Costa (attrice)

La storia ha per protagonisti alcuni trentenni e quarantenni alle prese con differenti rapporti e svolte di vita. Tre insegnanti, un giornalista e altre due giovani donne si trovano a condividere la vita della provincia veneta, ma
la storia è ambientata anche a Milano, a Parigi e in un?imprecisata città che
potrebbe essere Bologna. Tra difficili scelte professionali e complesse
situazioni sentimentali, i personaggi affrontano ciascuno a proprio modo la
fase di passaggio dalla giovinezza all’età adulta con vari esiti ed approdi,
chi con un senso di inconcludenza, chi affermandosi nel lavoro o nelle
relazioni personali, chi nella convinzione di stare perdendo la parte più bella della vita. Il tutto affrontato attraverso la lente dell’amicizia e della comunicazione tra diversi ed affini.

in copertina un?opera di Ivana Bomben

Sabato 19 maggio alle ore 16,00

13 Maggio 2007 Nessun commento


Presentazione del libro

YOL – Prigioniero in Himalaya

di Mainardo Benardelli
ed. Arterigere

Intervengono assieme all’autore
FABIO RAFFAELLI (giornalista)
LIVIO FRANCO (gruppo Alpini di Bologna)
PAOLO ZANZI (responsabile editoriale di In punta di vibram)
I VECI DEL XXXIII E XXXV CORSO AUC Scuola militare Alpina di Aosta
——
Dalla nota introduttiva del Comitato Editoriale della collana IPDV
“Chissà quanti si sono chiesti cosa avesse provato veramente il proprio genitore, quando toccò a lui vivere un?esperienza analoga alla loro, magari in tempo di guerra; chissà quanti avrebbero voluto ascoltare le sue narrazioni in diretta, e non a distanza di decenni; chissà quanti non hanno avuto nemmeno la possibilità di ascoltarne i ricordi. Ebbene, quest?opera ci offre la possibilità di ascoltare dal vivo le parole di Gualtiero Benardelli, allievo del 3° corso per ufficiali degli Alpini, e successivamente fra i quadri del ?Pieve di Cadore? e del ?Vestone?, il battaglione in cui militò anche Rigoni Stern….”

Dalla Prefazione di Mario Rigoni Stern
?(…) Montagne grandi, immense, a loro nuove e misteriose, con popoli sconosciuti.
Andar fuori dal Campo di prigionia, camminare per territori sconosciuti è ritrovare una libertà che mai più uscirà dalla memoria?

——
Il ricavato di questo libro sarà destinato a favore dei bambini di Kitanga (Uganda), iniziativa umanitaria promossa dagli ex Allievi del 35° Corso AUC della SMALP di Aosta.

Lunedì 30 aprile alle ore 21,00 – ITC Teatro S. Lazzaro di Savena

28 Aprile 2007 Nessun commento


Stefano Tassinari
dialoga con

WU MING
in occasione della presentazione del loro ultimo romanzo

Manituana
ed. einaudi

lettura di brani a cura di
Micaela Casalboni

INGRESSO GRATUITO

In sintesi
1775, all’alba della rivoluzione che generò gli Stati Uniti d’America. Lealisti e ribelli si contendono l’alleanza delle Sei Nazioni irochesi, la più potente confederazione indiana. Nella valle del fiume Mohawk, indigeni e coloni convivono da decenni. Scelte laceranti travolgono il futuro di una comunità meticcia: il viaggio deve cominciare, fino alla capitale dell’Impero, e la via del ritorno è già sentiero di guerra. Un cacciatore irochese abbandona i boschi e i romanzi di Voltaire. Un guerriero del Clan del Lupo interrompe la traduzione del Vangelo e imbraccia il fucile. Un baronetto di Sua Maestà compare nei sogni di bianchi e indiani. Una donna guida il suo popolo attraverso le fiamme. Dopo anni di ricerche e scrittura, la nuova narrazione dell’officina di cantastorie nota coi nomi “Luther Blissett” (ieri) e “Wu Ming” (oggi). Un romanzo epico sulla nascita di una nazione e lo sterminio di molti mondi possibili.

Descrizione
Il nuovo romanzo del gruppo di scrittori Wu Ming, autori di 54 e prima, col nome di Luther Blissett, del grande successo Q, segna un altro ambizioso momento di riscrittura dei grandi eventi della storia mondiale, riletti attraverso una luce nuova, mai scontata e assolutamente originale. Manituana, titolo che evoca Manitù, il Grande spirito, dio degli indiani d´America, è un romanzo ambientato a fine Settecento, un tuffo nel passato del nord America, con protagonisti i nativi che vissero la guerra di indipendenza dalla parte sbagliata.
Siamo nel 1775, in una vasta estensione di terra al confine attuale tra gli Stati Uniti e il Canada, dove si trova una delle civiltà più straordinarie fiorite nel continente americano, la tollerante e ?meticcia? comunità di indiani, irlandesi e scozzesi, che il suo fondatore, sir William, chiamava ?Irochirlanda?. Gli Irochesi, ancora oggi studiati dagli storici come precursori dello spirito di libertà della costituzione Usa e del ?melting pot? americano, costituivano una società femminista (il potere nel clan era in mano alle donne) e molto ?spirituale?: era gente raffinata che, oltre a saper fare la guerra e cacciare, leggeva Voltaire, suonava il violino e aveva doti di retorica e diplomazia. Sono loro i protagonisti del romanzo, con la loro scelta di essere tra i più leali e fedeli combattenti a sostegno della Corona britannica sia contro i Francesi, nella conquista del Canada, e sia contro i coloni ribelli dalla cui insurrezione sarebbero nati gli Stati Uniti d´America. È la guerra a mandare in frantumi quel mondo di pace. La lega delle Sei nazioni, che riuniva le maggiori tribù degli Irochesi, deve scegliere se combattere, e con chi schierarsi. Il capo di guerra irochese, Thayendanega, sceglierà di condurre il suo popolo lontano, oltre il mondo che ha sempre conosciuto e, qui il romanzo rovescia l?immagine canonica del pellerossa, si alleerà con re Giorgio contro i coloni che gli rubano la terra. Thayendanega diventerà noto come Joseph Brant e molti dei più grandi capi irochesi si chiameranno con nomi europei: non erano affatto ?selvaggi?, se non nel senso che in guerra, all?occorrenza, utilizzavano metodi del tipo di quelli che il generale Washington avrebbe poi ordinato nei loro confronti: vale a dire bruciare, scotennare, sterminare.
Un romanzo epico, frutto di un grande lavoro collettivo, ricco di effetti speciali, con molta azione. Otto anni fa i Wu Ming, che si firmavano ancora Luther Blissett, per spiegare come si fa a scrivere in gruppo, usarono questa immagine: ?È come per il jazz: grande affiatamento, arrangiamenti collettivi e assoli individuali?.

Ufficio Stampa Stefania De Salvador
infodesalvador@libero.it